Bilanci comunali: a Sesto il 40% è vincolato dalle spese per personale e mutui, ma c’è chi sta peggio

Fare il sindaco, notoriamente, non è un mestiere semplice. A fine mandato, gli elettori decideranno con le urne se il primo cittadino e la sua maggioranza hanno operato le scelte giuste. Quello che spesso non viene sottolineato è che non tutti i sindaci hanno la stessa libertà di manovra. Ci sono infatti delle spese fisse su cui chi è chiamato a governare non può intervenire, almeno nel breve periodo. Due tra tutte: la spesa per il personale e quella per il rimborso prestiti. Si tratta di spese rigide, su cui nessun sindaco – a prescindere dal colore politico – può intervenire se non con tempi lunghi.

Quanto maggiore è il peso di queste spese sul bilancio comunale, tanto più il sindaco avrà le “mani legate” quando si troverà a decidere su quali capitoli investire. Per misurare quali sono le città in cui i sindaci hanno il minore margine di manovra sulle spese, si può ricorrere a un indicatore presente su openbilanci.it, chiamato “rigidità della spesa”. Quest’indicatore misura quanto pesano le spese per rimborso prestiti e per il personale rispetto alle entrate correnti del bilancio comunale. Il valore è espresso in percentuale: più è alto, più quel comune ha una spesa rigida, e quindi minori sono le possibilità di intervento dei sindaci eletti. L’elaborazione è stata fatta dall’associazione ‘OpenPolis’.

Nel Nordmilano, per il 2014 (ultimo dato disponibile) presenta la spesa più rigida di bilancio Cormano che si piazza al 62° posto in Lombardia con circa il 45% del bilancio vincolato a personale e mutui. Segue Cusano Milanino al 122° posto con 42,28% delle risorse destinate a spese vincolate; Bresso si piazza al 125° posto in Lombardia con il 42,12%; Sesto San Giovanni è al 175° posto con il 40,7% del bilancio assorbito dalla spesa per i dipendenti. Più ‘virtuosa’ Cinisello Balsamo che si colloca al 524° posto con una spesa rigida in bilancio del 33,53%; al 626° posto c’è Paderno Dugnano con il 32,14% del bilancio vincolato; addirittura Cologno Monzese è al 1007° posto con appena il 27,36% del bilancio bloccato per spese relative al personale. 

Se guardiamo alle grandi città, Torino è prima in classifica con il 51%. Secondo e terzo posto per Palermo e Napoli, con rispettivamente il 45% e il 40%. Seguono Catania (quarta, 40%), Bologna (quinto posto, 38%), Genova (sesta, 36%), Trieste (settima, 35%), Firenze (ottava, 35%) e Verona, al nono posto con 30%. Agli ultimi posti della classifica troviamo Padova (29%), Milano (29%), Venezia (27%) e Bari (27%). La percentuale minore tra le città con oltre 200mila abitanti è quella di Roma (25%).

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