La lettera / Il sindaco Chittò: “Quel paragone sbagliato tra l’indice di notorietà e l’Isis…”

Da Monica Chittò, sindaco di Sesto San Giovanni, riceviamo e pubblichiamo:

Gentile Direttore, dopo aver letto l’articolo pubblicato il 9 gennaio dal Suo giornale a titolo “Sveliamo i numeri del sondaggio che preoccupa il PD”, mi sono presa qualche giorno di riflessione prima di scriverle. 

Lo faccio ora, senza entrare nel merito dell’articolo ma volendo porre un interrogativo sulle modalità comunicative adottate e sulla responsabilità di chi scrive rispetto alla cittadinanza che legge. 

Quando viene posto il tema del rapporto fra conoscenza di un candidato ed esito finale della sua candidatura, il Suo giornale dapprima si riferisce al grado di notorietà della mia persona (citando peraltro un dato sbagliato) ed utilizzando poi l’Isis come termine di paragone. 

Cito testualmente “un paradosso: l’Isis ha un indice di notorietà altissimo, ma se si presentasse alle elezioni italiane non raccoglierebbe certo dei voti.” 

Francamente, un paragone di questa natura non riesco a giustificarlo neanche con il gusto per l’iperbole e, in un articolo pubblicato il giorno dopo l’attentato a Gerusalemme, lo trovo agghiacciante e di pessimo gusto. 

Libero, naturalmente, il Suo giornale di scrivere come e quel che vuole, altrettanto libera io di protestare per un esempio indecente, che rende tutto assimilabile, tutto paragonabile. 

Rispetto all’orrore non si può banalizzare, nemmeno ci si deve abituare, neanche nella parola e nello scritto di tutti i giorni: lo sento fortemente nella mia responsabilità di Sindaco, mi meraviglia che non sia un sentimento di tutti”. 

  • Monica Chittò 
  • sindaco di Sesto San Giovanni

Risposta del direttore responsabile: gentilissima sindaco, il termine di paragone non era tra lei e l’Isis (sarebbe stato assurdo e fuori luogo) ma tra un indice di notorietà medio-alto (c’era anche quello di Ombretta Colli) e le intenzioni di voto. Non le sarà sfuggito che il dato errato è stato corretto nell’aggiornamento dell’articolo. Il nostro giornale, tuttavia, ritiene che l’articolo 21 della Costituzione (la libertà di manifestazione del pensiero) sia tale solo se incontra il limite dell’articolo 3 della Costituzione (il rispetto della dignità della persona umana): va da se, dunque, che se l’iperbole l’ha in qualche modo offesa ciò sia andato ben oltre la nostra intenzione e senza problemi ce ne scusiamo. Accettiamo ogni critica e ogni contributo costruttivo: perciò si senta libera di informarci quando vuole, non solo in risposta ad articoli che trova di pessimo gusto. E soprattutto, a proposito di correttezza delle modalità comunicative, quando si scrive a un giornale per protestare nei confronti di un articolo pubblicato da quel giornale stesso, non si capisce perché si debba mandare la medesima lettera anche ad altre testate che non c’entrano nulla con la questione. (FB)

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