Sesto / Sveliamo i numeri del sondaggio che preoccupa il Pd

Nel Partito Democratico di Sesto San Giovanni stanno cercando in ogni modo di rendere buona la pillola. E di vedere il bicchiere mezzo pieno. Perché i risultati del sondaggio commissionato alla Swg (non dal Pd di Sesto ma dal metropolitano) in realtà, dimostrerebbero una realtà preoccupante. Il condizionale è d’obbligo in quanto i numeri sono in mano al Pd che ne ha resi noti alcuni

I Dem hanno fatto tastare alla società di ricerche di mercato con sede a Trieste le intenzioni di voto dei sestesi, ottenendo che ad oggi (con il quadro delle amministrative ancora ampiamente incompleto) il Pd avrebbe circa il 30%, il Prc il 4% e Sel (che in teoria a livello nazionale si è sciolta e dunque difficilmente sarà presente sulla scheda elettorale) attorno all’1.5 -2%. In sostanza, la coalizione di centrosinistra viaggerebbe attorno al 35% al primo turno. Il dato corretto in mano al Pd e reso pubblico martedì è però del 42,5%. Probabilmente sarebbe la coalizione più grande (l’M5S sarebbe al 13% e una lista Penati con candidato Paolo Vino, cosa però che non è stata ancora annunciata né sembra nelle intenzioni del Comitato Popolare, raccoglierebbe il 3,5%, mentre il centrodestra sarebbe intorno al 25%). Trasformare questo risultato in un 51% al secondo turno, tuttavia, sarebbe tutt’altro che scontato. Come dimostra, del resto, quanto accaduto a Piero Fassino a Torino, sindaco uscente e ‘trombato’ dagli elettori proprio al ballottaggio a favore della candidata 5 Stelle su cui si sono raccolti anche i voti dei civici e del centrodestra.

Altro dato su cui il Pd deve riflettere, ma che in via Fiorani viene visto come positivo, è l’indice di notorietà del sindaco Monica Chittò. Dopo 5 anni di Governo, il primo cittadino uscente sarebbe noto al 63% dei sestesi, in realtà il dato corretto è il 78%, più dei contendenti GianPaolo Caponi di Sesto nel Cuore e Roberto Di Stefano del centrodestra. Le note positive, tuttavia, finiscono qui. Anche perché gli esperti in materia sanno bene la differenza tra indice di notorietà e intenzioni di voto. Per fare un esempio, Ombretta Colli, quando si ricandidò per la Provincia di Milano, nel 2004, aveva un indice di notorietà pari al 98%, mentre Filippo Penati era poco sotto il 40%. Vinse Penati. Per capirsi ancora meglio con un paradosso: l’Isis ha un indice di notorietà altissimo, ma se si presentasse alle elezioni italiane non raccoglierebbe certo dei voti. Insomma, la coalizione di centrosinistra ha molto da lavorare per non perdere l’unica città – insieme a Cinisello Balsamo – che da circa 70 anni non ha ancora cambiato.

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