Sesto / Penati: “Porte aperte a Sesto nel Cuore, dal Pd solo chiusura e autismo politico”

Mano a mano che si avvicinano le elezioni amministrative di Sesto San Giovanni si scalda la contesa tra partiti, liste civiche e movimenti e tutto ciò che accade in città, inevitabilmente, diventa oggetto di polemica e di opinioni. Filippo Penati, ex sindaco di Sesto, ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani (Pd) non nasconde più le ambizioni del Comitato Popolare per Sesto, che ha contribuito a fondare raccogliendo delusi di varie parti politiche, principalmente quel centrosinistra che è passato dal 60% della sua ultima legislatura (2002) ad uno scarno 30% secondo un recente sondaggio commissionato dal Pd. E dopo aver ottenuto solo chiusura da parte del suo ex Partito, avvinghiato ad una colazione con Prc e Sel (con quest’ultima che però ha cessato di esistere a livello nazionale, ma forse a Sesto non se ne sono accorti) Penati apre le porte ad un altro movimento civico di grande rilievo, Sesto nel Cuore capitanata da GianPaolo Caponi.

In questa intervista esclusiva al Corriere di Sesto, l’ex leader dei Dem spiega le proprie mosse e invita i tanti civici a unirsi per battere le destre, i conservatori e il Movimento 5 Stelle. Con la freschezza dell’innovazione e la forza della tradizione.

D- Penati, allora col Pd è una storia ormai conclusa?

R- “I dirigenti dell’attuale centrosinistra è del tutto evidente che sono affetti da autismo politico. Sono ancorati a ciò che rimane della coalizione, convinti che possa essere sufficiente per convincere i sestesi a confermarli. Per la verità si tratta di un piatto poco appetibile, che avrebbe dovuto essere cambiato alla luce del risultato del referendum“.

D- Cosa c’entra il referendum con le amministrative?

R- “Mi spiego meglio: al referendum del 4 dicembre si sono recati alle urne 18mila sestesi in più che alle amministrative del 2012. Posto che dal dopoguerra fino almeno al 2002 la sinistra è stata maggioritaria in città, significa che molti di quegli elettori sono di sinistra, ma non si riconoscono più nell’attuale maggioranza di governo, tanto che hanno votato no al referendum. Si tratta di persone deluse con cui andrebbe riallacciato un dialogo, invece i dirigenti del centrosinistra non colgono il segnale. E’ paradossale come una coalizione che dovrebbe essere per sua natura progressista si chiuda in un conservatorismo che non esprime nemmeno la volontà di rimontare una valutazione fortemente negativa dell’operato della giunta Chittò che molti sestesi hanno espresso“.

D- Mi par di capire che le strade di Pd e alleati e quelle del Comitato Popolare siano ben divise…

R- “Le porte del Comitato Popolare per Sesto sono sempre aperte. Oggi però il Polo Civico che abbiamo fondato, con tre liste civiche al suo interno, numerose personalità che hanno aderito al progetto e il recente accordo coi Democratici per il Cambiamento è una coalizione che può essere tranquillamente autonoma dal centrosinistra. Se sarà necessario, siamo pronti a contrapporre un’aggregazione di cittadini entusiasti alla vecchia politica. Noi ci rivolgiamo principalmente ai delusi dall’offerta politica del centrosinistra, ma non solo“.

D- Non siete gli unici civici, tuttavia, c’è sempre Sesto nel Cuore. In che rapporti siete con loro?

R- “Partiamo da un grande rispetto per le loro posizioni e la loro identità: le nostre porte sono aperte. Finora non c’è stato nessun incontro perché vi sono elementi di distanza tra noi e loro. Ma ritengo che sia possibile trovare una sintesi, anche se può essere faticoso. All’interno di Sesto nel cuore, infatti, c’è un’eterogeneità che pone delle problematicità. Accanto a moderati coi quali è più semplice trovare un accordo, vi sono elementi di destra con cui è impossibile esprimere una sintesi. Nulla comunque è scontato, siamo pronti al confronti ma sia chiaro che il fine non è mettere insieme un minestrone. L’obiettivo, anche in un eventuale dialogo con Sesto nel Cuore, è offrire ai sestesi un progetto innovativo che riallacci i fili tra cittadini e buona politica, fungendo da modello nazionale nel quale non ci sia spazio per i radicalismi di nessun tipo“.

 

 

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