Sesto / “Ridimensionare il progetto della moschea”: appello al sindaco delle liste civiche. Il terrorista ucciso ebbe in passato contatti in città

La moschea di Sesto San Giovanni? Troppo grande. E’ un progetto da ridimensionare e da ripensare. Non lo dice solo il centrodestra, ma anche quasi tutti i partiti, movimenti e liste civiche, ad esclusione di Pd, Sel e Prc, rimasti a difendere il progetto varato dalla Giunta Oldrini e portato avanti dalla giunta Chittò. Tanto più che l’allarme terrorismo si intensifica. Ed anche se finora la moschea di Sesto nulla ha da spartire col terrorismo, tuttavia cominciano ad arrivare segnali inquietanti sulla possibile presenza di personaggi ambigui in città. Avvertiamo i lettori, tuttavia, che la notizia che segue non è in alcun modo legata al centro culturale islamico di Sesto. Secondo l’Ansa “Anis Amri, il tunisino ritenuto l’artefice della strage di Berlino, in passato ha avuto dei contatti a Sesto San Giovanni dove è rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia. Gli investigatori della Digos hanno infatti effettuato il 26 dicembre una perquisizione (in un luogo non precisato) che però ha dato esito negativo per quanto riguarda l’inchiesta in corso. Non sarebbe scattata sulla base degli accertamenti tedeschi sul telefonino ma dalla ricostruzione investigativa di vecchi suoi contatti personali. (ANSA)”.

Tornando invece alla moschea di Sesto, dopo Gianpaolo Caponi e Sesto nel cuore, che hanno chiesto un ripensamento del progetto con l’aiuto dell’intelligence anti terrorismo, anche Filippo Penati (Comitato Popolare per Sesto) e Alessandro Piano (Democratici per il cambiamento) chiedono al sindaco un atto di coraggio con uno stop provvisorio alla costruzione, anche se il primo cittadino sembra aver chiuso la questione spiegando che Sesto è città dell’integrazione. Sarà anche che i musulmani hanno pagato per poter usufruire dell’area comunale qualcosa come 600mila euro, che il Comune dovrebbe parzialmente restituire se riducesse le volumetrie.

Scrive su Facebook Filippo Penati:Dopo l’uccisione di Anis Amri davanti alla stazione di Sesto il Pd sestese, di fronte alle nuove critiche per la decisione di costruire a Sesto la più grande moschea del nord Italia, pubblica sul suo sito un comunicato stampa (a firma del segretario Marco Esposito) reticente e con dati falsi del progetto. Il maldestro tentativo di ridimensionarne la grandezza e la portata arriva al ridicolo la dove si legge che “……ci sarà anche un luogo di culto per le persone di fede mussulmana che raccoglierà all’incirca cinquecento persone” “Ci sarà anche un luogo di culto per i mussulmani” descritto da Esposito, con quell’anche, come fosse un’appendice, un di più, e non l’essenza del progetto.  E, poi, riduce notevolmente la capienza della moschea (500 persone). La comunità sestese, in un momento delicato come questo, merita trasparenza e assunzione di responsabilità, non merita mezze verità o, meglio, mezze menzogne“.

Gli fa eco Alessandro Piano (già assessore al Demanio e Patrimonio e Lavori Pubblici del Comune di Sesto San Giovanni, Democratici per il cambiamento), che scrive in un comunicato ufficiale:Sul progetto della moschea di Sesto San Giovanni Filippo Penati ha ragione a criticare la linea assunta dal PD e dall’Amministrazione Comunale in questi ultimi giorni. Infatti, i dati forniti dalla segreteria del Partito Democratico di Sesto San Giovanni non sono veritieri e comunque non risolvono i problemi che i fatti di cronaca ci hanno posto di fronte negli ultimi due anni. L’escalation degli attentati in Europa dovrebbe richiamare tutti a un maggior senso di responsabilità. Ero assessore al Demanio e Patrimonio quando la giunta guidata dall’attuale sindaco approvò la convenzione per la cessione dell’area, quale ultimo atto di un lungo iter amministrativo avviato dalla precedente giunta Oldrini. Sono ormai passati tre anni e da allora lo scenario è notevolmente cambiato. Non possiamo fare finta di niente e occorre un radicale ripensamento del progetto . Quella convenzione, sottoscritta nel 2013, deve essere rinegoziata per ridurre drasticamente la volumetria e occorre farlo subito. Sul terreno di via Luini è ancora presente la struttura provvisoria ed una rivisitazione del progetto non recherebbe alcun danno al Centro culturale islamico. Non si tratta di mettere in discussione la libertà di culto, che abbiamo sempre difeso contro i facili populismi di alcune forze politiche, ma si tratta di sopravvenute esigenze di prevenzione e di tutela di ordine pubblico interno ed internazionale che non possono e non devono essere sottovalutate e che prescindono dall’integrazione integrazione della comunità islamica sul nostro territorio. L’Amministrazione comunale guardi in faccia alla realtà e ridiscuta il progetto con il Centro culturale islamico per ridurne la portata. Se la locale comunità islamica decidesse di rivedere insieme al comune il progetto, sarebbe davvero un gesto di grande responsabilità nei confronti della città. Diversamente, dovrà provvedere la prossima amministrazione“.

Risposte dal sindaco o dal Pd? Per ora nessuna. E i sestesi guardano sempre più con apprensione in via Luini.

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