La lettera / “Perché il Comune, in cambio di un alloggio, non chiede lavori socialmente utili agli sfrattati e disoccupati?”

Da un’attenta lettrice riceviamo e pubblichiamo:

Buongiorno,
leggo con preoccupazione l’emergenza alloggi che stanno vivendo tanti cittadini. Il Comune non è in grado di farvi fronte anche perché questa assistenza rappresenta un costo enorme per la comunità, a fronte del quale non c’è nessun corrispettivo per il Comune, trattandosi di persone che non lavorando (almeno ufficialmente), non contribuiscono versando le imposte.

E poi le persone che vivono in situazioni disagiate, magari con figli piccoli, si lamentano e si leggono sui giornali le loro proteste. Comprendo la disperazione in cui si trovano, ma a mio parere non è pensabile di chiedere senza dare il proprio contributo.

Allora mi domando: non si potrebbe pensare che in cambio di un alloggio, queste persone o alcuni membri della famiglia, svolgano lavori socialmente utili per migliorare la vivibilità della città? 

Come ad esempio togliere le erbacce dalle strade, pulire i giardini, contribuire a pulire la città (che è indecente), dare ausilio ai bambini nell’attraversamento davanti alla scuole, portare la spesa agli anziani eccetera?

In questo modo, si liberebbero risorse e si diminuirebbero i costi totali di gestione (pulizie, vigilanza ecc).
Vi sembra utopia?
Cordiali saluti”.

  • Lettera firmata
  • Sesto San Giovanni

 

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