Sesto / Le nuove associazioni politico culturali e la necessità di un polo civico

Si chiama ‘Cittadini di Sesto’ la nuova associazione politico culturale fondata da Alessandra Aiosa, ex candidato sindaco e consigliere comunale dei Giovani Sestesi, insieme a Francesca Pilotto, Margherita Di Mauro, Giovanni Scognamiglio e Alessandro Catulli.

Si tratta di un progetto per cambiare la città partendo dal punto di vista del piccolo commercio (ma non solo): a novembre il nuovo sodalizio presenterà un progetto per un commercio nuovo e tecnologico, di vicinato, che possa essere sposato anche dalle associazioni e dalla amministrazione comunale. Un primo passo che poi potrebbe portare a una (ri)discesa in politica.

Mai come in questo scorcio di fine impero si moltiplicano gli sforzi di una parte dei cittadini per tornare protagonisti attraverso le liste civiche. O comunque per cambiare una città che sembra immersa in un immobilismo quasi ipnotico, incapace di innovarsi davvero e aggrappata a un passato senza ritorno.

C’è ‘Buon Giorno Sesto’, la nuova aggregazione (ma non è un’associazione) che mette insieme varie anime partendo da sinistra con Moreno Nossa e altri. C’è CittàViva che vuole parlare all’anima cattolica e a quella laica attraverso progetti di alto valore sociale e culturale. Ci sono poi la storica Sesto nel Cuore, lista civica che ormai è quasi un partito e i Democratici per il cambiamento con un piede nella vecchia politica ma la testa che cerca di pensare al futuro.

Purtroppo ognuno per la sua strada, quando servirebbe davvero un polo civico capace di aggregare il più possibile per rappresentare politicamente sia chi è stanco e deluso ma si interessa ancora al futuro della propria città, sia chi non si è mai interessato, sia chi ha deciso di non interessarsene più. Un’idea ambiziosa che potrebbe portare una reale concorrenza allo status quo, scuotendo un mondo politico fatto di soliti noti sempre più soli e sempre più vecchi mentre il mondo corre da tutta un’altra parte.

Solo le amministrative del 2017 diranno se è davvero giunto al capolinea un progetto politico antiquato e vintage ed è tempo per nuovi tipi di aggregazione, o se ancora una volta vincerà l’immutabile blocco novecentesco ridotto ormai a una minoranza più grande delle altre, ma drammaticamente inadeguata a gestire ancora una città complessa come Sesto, se non facendolo con metodi che poi dovranno pagare caro tutti i cittadini (come ha dimostrato, ad esempio, la vicenda delle farmacie comunali).

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