Sesto / Alstom, sciopero riuscito, i sindacati: “No alla fine di una storia di eccellenza produttiva”

Si è registrata un’adesione totale in Alstom Transport a Sesto San Giovanni per lo sciopero di 8 ore proclamato unitariamente da Fim, Fiom e Uilm, martedì 27 settembre, in tutti gli stabilimenti Alstom italiani. Davanti ai cancelli di via Fosse Ardeatine si è riunito il presidio dei lavoratori che hanno incrociato le braccia compatti, così come accaduto già lunedì 5 settembre. E ai dipendenti italiani si sono uniti anche i colleghi francesi della multinazionale, in lotta sempre oggi contro la chiusura dello storico sito di Belfort.

A destare preoccupazione, sul fronte sestese ed italiano, è il piano di riorganizzazione aziendale annunciato dalla direzione Alstom, che prevede esuberi e trasferimenti e, per lo stabilimento del nord Milano, la transizione dalla storica vocazione produttiva a service. «L’annuncio di questo cambiamento di mission da parte della proprietà– spiega il segretario Uilm Milano Francesco Caruso – non è stato accompagnato da previsioni concrete di carichi di lavoro che siano in grado di occupare tutti i dipendenti attualmente in forza a Sesto: la totalità dei lavoratori, con l’adesione del 100 percento, chiede con questo sciopero di avere certezze sulla tutela dei livelli occupazionali. La produzione della commessa Trenitalia vinta per i 150 treni regionali a media frequentazione deve rimanere in Italia, non si pensi a delocalizzare».

Una prospettiva ancor più ovvia considerando la storia di eccellenza produttiva sempre espressa sul territorio del nord Milano, fin dalle origini dell’attuale Alstom Transport come Elettromeccanica Parizzi nel Dopoguerra a Bresso. Nell’orbita di Fiat Ferroviaria è nato lo sviluppo della tecnologia tilting che permette ai convogli di inclinarsi in curva senza perdere velocità e senza conseguenze per i passeggeri. Ed è nello stabilimento di via Fosse Ardeatine che, ormai sotto il marchio Alstom, viene perfezionato il motore Val per i moderni tram a livello stradale. «Si rischia di perdere un pezzo di storia di eccellenza produttiva del nord Milano– sono le parole di Vittorio Sarti, segretario generale Uilm MIlano- oltre che un comparto di tecnologia da sempre all’avanguardia: non possiamo permettere, dopo le crisi che hanno colpito il metalmeccanico a Sesto San Giovanni, un passo del genere».

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