Sesto / Le crisi aziendali: Alstom, 8 ore di sciopero martedì 27 settembre

Nessun passo indietro su trasferimenti ed esuberi, a cui si aggiungono le mancate certezze sul fronte della produzione dei 150 treni a media capacità della commessa Trenitalia negli stabilimenti italiani. Nell’incontro di giovedì 22 settembre in Assolombarda con il coordinamento nazionale sindacale del gruppo Alstom la multinazionale francese ha, infatti, confermato il suo piano di riorganizzazione aziendale e fissato il limite del prossimo 3 ottobre per il via ai trasferimenti che riguarderanno i siti produttivi italiani.

Le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm avevano invece chiesto un periodo di tempo per dar vita ad un confronto utile a dare risposte ai lavoratori interessati dagli spostamenti e ad affrontare poi importanti aspetti del piano industriale e del futuro per la salvaguardia dei livelli occupazionali. L’azienda ha rigettato questa possibilità, escludendo così di fatto soluzioni contrattate collettivamente con i sindacati.  Sul fronte Alstom Transport di Sesto San Giovanni è aperto poi il capitolo della trasformazione della mission del sito da produttivo a service.

«All’atteggiamento dell’azienda sulla questione dei trasferimenti e alla forte incertezza sul numero degli esuberi– è il commento di Luca Colonna del coordinamento nazionale gruppo Alstom per Uilm- si affiancano tutti gli interrogativi sull’assetto industriale di Alstom in Italia. In particolare per Sesto San Giovanni abbiamo dei dubbi sul fatto che la missione di service possa assorbire la forza lavoro e i carichi siano sufficienti per mantenere il livello occupazionale. La mobilitazione è l’unica risposta».

È per questo che lo stesso coordinamento dei sindacati metalmeccanici ha proclamato per martedì 27 settembre uno sciopero di 8 ore in tutti gli stabilimenti Alstom italiani. «La produzione della commessa dei treni regionali a media frequentazione– ribadisce Francesco Caruso, segretario Uilm Milano- deve rimanere in Italia: non è possibile che la produzione di una commessa pubblica con i soldi della collettività venga portata all’estero. Le ricadute positive in termini di occupazione e lavoro devono restare qui e garantire il futuro di Sesto San Giovanni. Anche alle istituzioni, in particolare alle Regioni, chiediamo sicurezza su questi aspetti».

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