VIDEO Identificato dai carabinieri di Sesto l’autore di un omicidio avvenuto nel 2012 a Vimodrone

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza e del comando di compagnia di Sesto San Giovanni, su ordine del Sostituto Procuratore della Repubblica di Monza – Dott. Alessandro Pepe’, titolare delle indagini, in esecuzione all’ordinanza di custodia Cautelare in Carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari, Dott.ssa Centonze, del Tribunale di Monza, hanno arrestato Emilio C., 55enne da Paullo, perché gravemente indiziato dell’omicidio di Giuseppe Nista, assassinato a Vimodrone (MI) il 10 mag. 2012.

Alle ore 8.40 di quel giorno, Nista alla guida della propria BMW station wagon bianca, all’incrocio tra la via dei Mille e via IV Novembre, viene avvicinato da uno scooter nero di grossa cilindrata con a bordo due persone, entrambe con casco integrale; il passeggero del motociclo, scende dal mezzo e, incurante dei passanti e in orario di apertura scolastica, spara diversi colpi d’arma da fuoco, accertata poi essere una calibro 7.65, all’indirizzo di Nista che, ancora cosciente, tenta invano di ingranare la retromarcia, venendo però freddato dal sicario con altri colpi di pistola esplosi questa volta a distanza ravvicinata. I killer fanno quindi perdere le proprie tracce dileguandosi con la moto nel traffico di Vimodrone.

Le preziose testimonianze dei passanti raccolte nell’immediatezza dei fatti, unite alle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del Comune di Vimodrone, avevano consentito, già dalle prime fasi dell’indagine, di stabilire che gli autori avevano pedinato la vittima fino al luogo dell’agguato e si erano dileguati a bordo di un mezzo tipo “T-Max” che però, dopo poche centinaia di metri, per un’avaria, si era spento; l’inatteso guasto aveva costretto gli occupanti a rimetterlo in moto a spinta, permettendo poi, a solo uno di essi, di guadagnarsi la fuga a bordo dello stesso mezzo, mentre al secondo, evidentemente per non appesantire lo scooter, non rimaneva che allontanarsi in fretta a piedi, non prima di essersi disfatto di guanti e casco, accessori prontamente ritrovati e sequestrati dai militari del Gruppo di Monza. Le meticolose indagini allora svolte non avevano permesso però di raccogliere indizi sufficienti all’identificazione dei killer.

La prima svolta giunge invece nei primi mesi del 2016 quando, all’esito di un’attività info-investigativa, le indagini si indirizzano verso Emilio C., dipendente di una carrozzeria di Milano, gravato da precedenti per armi e droga, il quale, pedinato a lungo dai militari, viene visto prendere un caffè; la circostanza diventa un’occasione unica per raccogliere il campione di DNA dell’interessato. Le analisi di laboratorio condotte dal RIS di Parma permettono poco dopo di confermare i sospetti: l’uomo ha indossato il casco e i guanti lasciati in un cassonetto della spazzatura durante la fuga. Non solo, un’utenza telefonica a lui riconducibile, un’ora dopo l’evento, impegna la cella telefonica del luogo dell’omicidio. Ancora, il sospettato, all’epoca dei fatti, era socio di una terza persona, anch’essa pregiudicata per droga, a sua volta legata da rapporti di lavoro alla vittima.

Le indagini proseguono quindi spedite fino all’intercettazione di una conversazione nel corso della quale, il presunto killer confida alla moglie alcune circostanze dell’omicidio e della rocambolesca fuga, fornendo così gli elementi “granitici”, come definiti dall’Autorità Giudiziaria mandante, che hanno completato il quadro accusatorio contro il materialmente esecutore dell’omicidio, commesso con premeditazione.  Durante le fasi dell’arresto, la perquisizione domiciliare a Paullo (MI) veniva estesa ai due box di pertinenza rinvenendo un motociclo di grossa cilindrata, marca Suzuki modello Burgman, di provenienza furtiva, in parte cannibalizzato, che presenta caratteristiche esteriori simili a quello utilizzato per commettere l’agguato.

L’arrestato è attualmente ristretto presso il carcere di Monza a disposizione della magistratura.

© Riproduzione permessa solo citando espressamente la fonte Corriere di Sesto

 

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