L’Unione inquilini di Sesto: “Sfratto di viale Italia, dal vicesindaco una politica sbagliata sull’emergenza casa”

Dall’Unione inquilini di Sesto San Giovanni riceviamo e pubblichiamo:

Giovedì 14 luglio 2016 è stato eseguito dalla Polizia lo sgombero dalla “Casa Rossa” di viale Italia 208, spazio occupato dall’Unione Inquilini per necessità, per garantire un tetto alle famiglie Sestesi che, sfrattate, pur inserite in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio pubblico, non avevano ricevuto alcuna offerta abitativa dal Comune; ribadiamo, il Sindacato si è visto costretto ad occupare uno spazio abbandonato da anni per garantire un “tetto” a famiglie Sestesi con minori, ad un’anziana invalida , abbandonati al loro destino dall’Amministrazione Comunale capace solo, in alcuni casi, di offrire un albergo lontano da Sesto San Giovanni.

E allora paiono incomprensibili i comunicati del vicesindaco Rivolta caratterizzati da una violenza e da una incapacità di dire anche solo una parola sulle prospettive dell’abitare a Sesto San Giovanni da lasciare sgomenti.

Nel virgolettato del quotidiano “il Giorno” del 15 luglio il suddetto vicesindaco asserisce che “la spesa per l’emergenza casa è triplicata, siamo arrivati a un milione e 300.000 Euro”, ma dimentica di dire che l’aumento della spesa è determinato anche da una sua scelta politica sbagliata, che è quella di offrire solo alle donne con bambini alberghi in provincia di Lodi e Bergamo, abbandonando la precedente politica delle sub locazioni che sapeva garantire dignità e rispetto alle famiglie cadute in povertà.

Un esempio per essere più chiari: il precedente vicesindaco e assessore alla casa Felice Cagliani “reperiva” nel mercato alloggi privati e queste abitazioni venivano offerte alle famiglie sfrattate in sub locazione con un canone di locazione adeguato al reddito; un alloggio privato concesso in sub locazione dal Comune alla famiglia sfrattata costa in media Euro 600,00 mensili; a contrario un albergo concesso dal Comune ad una madre con figli costa in media 1.800,00 Euro mensili.
Qualunque cittadino Sestese di buon senso non può che rilevare come proseguire la politica di “offerta” di alberghi costa alla popolazione Sestese almeno il triplo di quello che costerebbe garantire un alloggio.

Ma non solo: quando l’Amministrazione Comunale ha deciso di non garantire più alle famiglie sfrattate alloggi ha pensato che “pagare” un albergo in provincia di Milano lontano da Sesto san Giovanni significa allontanare dal Comune di residenza bambini invalidi che dovrebbero ricevere ad esempio per tre giorni la settimana cure riabilitative presso la “nostra famiglia”, con ciò negando loro il diritto alla salute? Ha pensato l’Amministrazione che alloggiare bambini in Hotel fuori Sesto San Giovanni significa sradicarli da percorsi scolastici già avviati con ciò sommando il trauma dello sfratto al trauma di perdere insegnanti e compagni di scuola? Ha pensato che alloggiare famiglie prive di reddito o con redditi esigui in Hotel privi di cucina significa non poter preparare anche solo una tazza di latte per i propri figli a colazione con la conseguenza che gli stessi dopo mesi di albergo presentano problemi di salute legati all’impossibilità di nutrirsi di piatti caldi?

A pensar male sorge il dubbio che l’Amministrazione Comunale abbia deciso questa “politica” alberghiera fuori Sesto San Giovanni per allontanare dal territorio le famiglie economicamente più deboli immaginando una città su misura della classe media; tutto questo non rende onore ad una città che per decenni si è contraddistinta per l’attenzione verso le fasce sociali più in difficoltà.

E ancora, incomprensibili e non corrispondenti alla realtà giudiziaria le affermazioni del vicesindaco Rivolta quando afferma che sono stati introdotti (nella “Casa Rossa”) “nuclei familiari che già avevano trovato una soluzione abitativa, facendoli ripiombare nell’emergenza, e si è in qualche modo accelerato lo sfratto di una famiglia che poteva essere rinviato”, affermazioni non aderenti alla realtà, smentite e smentibili non solo dagli atti giudiziari esecutivi del Tribunale di Monza in possesso del Sindacato, ma anche dall’avvocato della proprietà che ha preteso l’esecuzione dello sfratto il 14 luglio 2016 della famiglia a cui si riferisce il vicesindaco nelle sue ardite esternazioni pubbliche.

Rimangono altresì oscure le dichiarazioni del vicesindaco Rivolta, dal sapore minaccioso verso le famiglie sottoposte a sfratto esecutivo, rilasciate al quotidiano “il Giorno” ove dichiara che “qui bisogna remare tutti nella stessa direzione, altrimenti non riusciremo a garantire nemmeno l’albergo”, lasciando intendere, se correttamente ha inteso l’Unione Inquilini, che l’opposizione sociale e del Sindacato alla mancanza di reali politiche sulla casa del Comune comporterà la “punizione” di non offrire più neppure un albergo alle famiglie sfrattate, il che, se fosse questo il pensiero dell’Assessore, è estremamente desolante e impolitico.

Concludendo invitiamo l’Amministrazione Comunale, vista la drammaticità dell’emergenza abitativa, ad impiegare il proprio tempo nell’elaborazione di reali politiche capaci di rispettare i più elementari diritti dei propri cittadini, anziché cimentarsi in “scontri” con il Sindacato il quale, nel rispetto delle sue prerogative costituzionali, lotta quotidianamente per un modello di città solidale, di sinistra, capace di accogliere e non respingere i ceti sociali più in difficoltà.

In quest’ottica il Sindacato Casa e Territorio Unione Inquilini esprime tutta la propria solidarietà agli occupanti dello stabile di via Sacco e Vanzetti, perché anche ai cittadini non Sestesi, anche alle persone prive di permesso di soggiorno deve essere riconosciuta la dignità di persone titolari di diritti universali quali quello dell’abitare, della salute e della libera circolazione.

  • UNIONE INQUILINI Sesto San Giovanni
  • COMITATO PER IL DIRITTO ALLA CASA E ALLA CITTA’ Sesto S. G.

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