Esteri / Armenia e Nagorno Kharabagh, paesi che hanno bisogno dell’appoggio occidentale, non del silenzio

Sesto San Giovanni è immersa nel mondo e nella globalizzazione. Indirettamente e a volte anche direttamente, subisce quello che accade molto, molto lontano. Cogliamo l’occasione per parlare di politica internazionale con Ani Balian, che è Consigliere per l’ecumenismo e le relazioni esterne del Responsabile della Chiesa Armena in Italia. A lui abbiamo chiesto di raccontarci del viaggio di Papa Francesco in Armenia, svoltosi dal 24 giugno e della situazione in una parte importante del medio Oriente.

D- Il significato e lo scopo della visita di Papa Francesco in Armenia?
R- Papa Francesco, l’anno scorso, nel Suo potente discorso per il Centenario del Genocidio degli Armeni, ha definito questa immane tragedia subita dal popolo armeno “Il primo genocidio del XX secolo”.
La visita del Papa è una benedizione per l’unico paese cristiano del medio oriente: lo Stato Armeno. Il Papa di Roma porta con sé la speranza e il sostegno di tutta la Chiesa cattolica a questa terra bagnata dal sangue di milioni di cristiani armeni. La Sua visita al Memoriale delle Vittime del Genocidio è un fatto di rilevanza storica.

D) Il Parlamento tedesco ha votato il riconoscimento del genocidio armeno, la Turchia ha avuto reazioni negative, ma tappa obbligata, per l’entrata in Europa, è l’avvio di un processo di distensione con l’Armenia. Che succederà?

R- La decisione del Bundestag tedesco è estremamente importante. Il Catholicos di tutti gli Armeni Karekin II, nella Sua lettera di ringraziamento al Parlamento tedesco, afferma: “ribadire la verità storica del genocidio delle popolazioni armene, non è soltanto per rendere giustizia alle vittime delle atrocità, ma è per prevenire che tali crimini vengano commessi ancora”. La Turchia deve confrontarsi con il proprio passato. l’Europa deve decidere la propria politica ed il proprio futuro tenendo conto anche di questo. Grazie a Dio, la giustizia non è stata completamente sacrificata alla Realpolitik: il riconoscimento del Bundestag e dei Parlamenti di altri numerosi paesi, sta a significare questo, ed è un netto segnale alla Turchia.

D) Eppure la Turchia prosegue nel suo ‘negazionismo di stato’, o no?
R- Che siano i kemalisti, che sia Erdogan, la malattia della Turchia è il nazionalismo. La Turchia invece di sbraitare ad ogni riconoscimento, dovrebbe smettere di negare l’innegabile. E riconoscere il proprio passato genocidario. Ma per fare ciò, ci vuole grande coraggio, cosa che notoriamente manca ai turchi.

D) Ci parli della crisi del Nagorno Kharabagh, anche in questo caso per quale motivo esiste e quali potrebbero essere le soluzioni?

R- Io non sono un politico, perciò non posso proporre soluzioni politiche, ma penso: la popolazione Armena del Kharabagh vive su quelle terre da millenni; è stato Stalin che seguendo la politica del “divide et impera” ha deciso l’annessione del Kharabagh come regione autonoma all’Azerbaigian sovietico. Il NK non ha comunque mai fatto parte dell’Azerbaigian indipendente. E tenuto conto del fatto che è stato l’Azerbaigian, con le sue grosse possibilità economiche e forze armate ad attaccare per primo la popolazione di circa centomila abitanti del NK ed è stato pesantemente sconfitto e ha chiesto il cessate il fuoco, ritengo sia irrinunciabile il diritto alla libertà e all’indipendenza della popolazione del NK.

All’inizio del mese di aprile di quest’anno, l’Azerbaigian, rompendo il cessate il fuoco che aveva esso stesso invocato nel 1994-1995, ha attaccato a sorpresa il confine del NK (erano stati appena scoperti i Panama-leaks, nei quali figurava tutta la famiglia Aliev, con moglie, figlia e sorella, perciò, la guerra era un bel diversivo!) ricominciando la guerra, e accusando l’Armenia dell’aggressione; ora, gli Armeni non avevano alcun motivo di iniziare una guerra, tanto avevano già conquistato quei territori vent’anni prima! I media internazionali in gran parte, senza discernere, hanno riferito la versione azera: ciò non ci stupisce, conosciamo il potere dei petrodollari! Al solito, hanno accusato gli Armeni per i misfatti da loro stessi commessi (è tipico dei turchi), e proclamato “eroi” i soldati azeri che hanno mutilato i corpi dei contadini armeni dopo averli ammazzati, che hanno decapitato e portato in giro a mò di trofeo le teste di soldati armeni uccisi: atti che sono considerati crimini di guerra. E l’Occidente su questo? Silenzio totale. Il NK non è riconosciuto, ma è oramai un paese democratico consolidato: è tempo che la comunità internazionale riconosca il diritto ad una vita libera e indipendente per la pacifica popolazione del Nagorno Kharabagh.

Vittorio Rossin

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