Cultura / L’attentato di Dacca è contro il Corano, ma che silenzio da alcune istituzioni islamiche…

Proseguiamo la collaborazione con Abdelmesih Nashaat, avvocato, interprete e studioso di Sesto San Giovanni, con il quale affronteremo alcuni dei principali argomenti di politica internazionale, legati più o meno direttamente alla nostra vita di tutti i giorni. Parleremo di libertà, di democrazia, della condizione femminile… con uno sguardo sul mondo musulmano da parte di un esperto.

PERCHE’ L’ATTENTATO DI DACCA?

L’attentato di Dacca ha suscitato orrore anche perché, tra le 20 vittime, ben 9 erano cittadini italiani. E’ comprensibile che l’attenzione dei media si concentri maggiormente su un fatto quando sono coinvolti dei connazionali, ma non si capisce come mai altri gravissimi episodi vengano del tutto ignorati, come l’uccisione a sangue freddo di un prete a el-Arish (Sinai) da estremisti islamici, solo il 30 giugno, tra l’altro successore di un collega della stessa chiesa eliminato allo stesso modo poco più di tre anni fa. Sembra che l’opinione pubblica occidentale si sia rassegnata a considerare ‘normale’ tanta violenza nei paesi a maggioranza musulmana o a limitarsi a condannarla solo a parole, senza dare un sostegno efficace a questi paesi né per il loro sviluppo economico, né nella prevenzione del terrorismo che arriva così a colpire anche noi. Ma non è sempre stato così. Neppure nei periodi più duri del dominio coloniale sul Nordafrica e il Medio Oriente si era assistito a tanto fanatismo omicida. Non tutti i musulmani, certamente, sono terroristi, né lo sono da sempre. Ma è evidente che oggi la maggior parte delle azioni terroristiche che avvengono al Mondo si rifanno a sigle islamiche. Come si è giunti a tanto, quanti interpreti del Corano fuori controllo, quanti canali televisivi deliranti, folli predicatori di moschee in varie parti del mondo hanno potuto diffondere il loro messaggio di odio?

Una fede che conta più di un miliardo e mezzo di fedeli e una civiltà che in 14 secoli di storia ha prodotto tanta arte, scienza e letteratura (anche etica e spirituale) come può essersi ridotta in questo stato? Oltre il 90% dei conflitti internazionali di oggi si trovano nei paesi di lingua araba o di religione islamica!

Come ogni organismo sano, l’islam ha avuto i suoi anticorpi che hanno mantenuto minoritarie le sue correnti più intransigenti: la scuola giuridica hanbalita (la preferita da wahhabiti, salafiti e Fratelli Musulmani) è stata per secoli la meno diffusa e seguita, ma dagli anni ’70 del 1900 gli equilibri interni alla Umma (la nazione islamica) sono profondamente cambiati, privilegiando i dettami della Shari`a anziché quelli costituzionali che considerano tutti uguale davanti alla legge per il bene della patria comune, attraverso gli strumenti della politica, la negoziazione, il dialogo, la mobilitazione dell’opinione pubblica… in poche parole anteponendo il sistema democratico a qualsiasi dominio della religione.

Fiumi di petrodollari provenienti da alcuni paesi finanziano ovunque una visione intollerante dell’islam che non prevede neppure la libertà di coscienza (ossia il diritto di cambiare fede o di non averne alcuna). Persino paesi tradizionalmente pacifici come il Bangladesh, nel quale l’unica guerra che veniva ricordata era quella di indipendenza contro il Pakistan (altro paese musulmano): un conflitto di tipo politico-nazionalista che ha avuto i suoi ‘martiri’, senza però alcuna motivazione religiosa.

Paziente popolo contadino, spesso alle prese coi disastri causati da piogge e inondazioni, i bengalesi anche musulmani hanno comportamenti e abitudini sovente più simili a quelli degli indù che obbedienti alla legge islamica.

Evidentemente questo pluralismo dà fastidio a qualcuno che pretende di imporre una sola interpretazione del Corano e della Shari’a, mentre nello stesso Testo Sacro vi sono elementi che potrebbero favorire letture meno fanatiche: ad esempio la sura 9 è l’unico dei 114 capitoli coranici che non inizia con l’invocazione “nel nome di Dio, Clemente e Misericordioso” e fin dal medioevo i commentatori musulmani hanno trovato naturale che fosse così, in quanto essa contiene versetti che incitano alla guerra e che pertanto non si conciliano con il concetto di misericordia (“Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati”, sura 9, v. 29)”.

Se ciò avviene in un solo capitolo su 114 ci sarà pure un motivo!

La misericordia dovrebbe prevalere 100 volte almeno sulla violenza, mentre prevale il silenzio complice di tante istituzioni islamiche che non condannano e non offrono un’alternativa a un simile orrore nemico dell’umanità concepita come uscita dalle mani dello stesso e unico Dio al posto del quale evidentemente qualcuno non ha timore di mettersi per giudicare e giustiziare altri – magari della propria stessa fede – senza averne neppure una conoscenza corretta e adeguata.

Abdelmesih Nashaat

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