Una vita in gioco, primo film del venticinquenne Fabio Quatela: la realtà dei giocatori d’azzardo, fra perdizione e redenzione.

Guarda il trailer del film Una vita in gioco

Quando si ha un sogno è necessario rimboccarsi le maniche per poterlo vedere realizzato. Ed è ciò che ha fatto Fabio Quatela, venticinquenne di Cinisello Balsamo, che giovedì scorso, 12 luglio, il suo sogno lo ha visto proiettato sullo schermo del cinema Teodolinda a Monza, di fronte a una sala gremita ed entusiasta.

Una vita in gioco, questo il titolo del primo lungometraggio del giovane aspirante regista. Un film della durata di due ore e mezza, frutto di quattro anni di intenso lavoro, che descrive perdizione e redenzione di persone comuni drogate e soffocate dal gioco d’azzardo. Scene, emozioni e riflessioni forti, che per questa loro forza, con ancor più efficacia, si propongono di veicolare un messaggio potente: è l’amore l’unica leva in grado di sollevare (o risollevare) la vita di una persona, l’unica droga in grado di farla stare bene.

« Alzare gli occhi e vedere una sala cinematografica da 550 posti strapiena con gente in piedi è stata un emozione davvero unica. I pochi minuti prima della visione del mio film sembravano anni pieni di tensione che non volevano passare… -afferma Fabio Quatela, regista, a proposito della prima cinematografica di giovedì scorso- Non avrei potuto immaginare una serata migliore da tutti i punti vista, cominciando dall’accoglienza delle persone che vedevo entusiaste e felici di essere presenti.

La cosa più toccante è stata, alla fine della proiezione (seguita da un lungo applauso), il formarsi di una fila di persone per farmi i complimenti: sensazionale. Ho avuto modo di rivedere e abbracciare persone dei centri di aiuto per i giocatori d’azzardo di Milano; e ora il mio unico desiderio e progetto per il futuro è questo: cercare (e trovare) una casa di distribuzione che apprezzi questo mio lungo, solitario e sacrificato lavoro nella speranza, forse ambiziosa ma di certo sincera, di riuscire a cambiare davvero la vita anche di una sola persona».

Giulia Virzì

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