Appuntamento al MICAM Point in via Borgonuovo 1, nel cuore del quadrilatero della moda milanese, per parlare del Made in Italy. Lunedì 5 marzo un’interessante discussione dal titolo “Lavoro, giovani, artigianato. Quale futuro per il Made In Italy” ha riunito veri appassionati di calzature, e grandi e differenti personalità del mondo della moda e della calzatura italiana.
Armando Pollini, esimio designer creatore della casa calzaturiera che porta il suo nome e ora direttore artistico del Museo della Calzatura di Vigevano Pietro Bertolini; Maria Canella, docente di Storia e Comunicazione della Moda presso l’Università degli Studi di Milano; Aldo Premoli, giornalista e mediatore per l’occasione; e in prima fila Barbara Vitti, la più grande PR della moda italiana, ospite d’eccezione.
Si parte dal sottolineare come la scarpa non sia un oggetto puramente estetico, ma una macchina complessa, su cui il corpo scarica il peso e da cui dipende la salute della persona; si prosegue poi delineando quale sia la situazione del calzaturiero al giorno d’oggi: l’hi-tech, una scarpa prevalentemente americana progettata al computer e mandata altrove per la costruzione (le sneakers per intenderci); il low-cost, le cui operazioni di costruzione sono semplificate e attuate con materiali di infima qualità; e nel mezzo sta l’artigianato, tipicamente italiano, della scarpa ben fatta.
«C’è un grande valore artistico dietro ogni singolo pezzo -afferma la professoressa Canella- perché la straordinaria competenza artigianale è la vera forza dell’Italia. È un’artigianalità che bisogna preservare e coltivare, perché il design calzaturiero è un eccellente primato per il nostro Paese, pressochè irraggiungibile dagli altri paesi».
Dello stesso avviso anche Pollini: «Bisogna investire nella formazione di manodopera qualificata e specializzata, altrimenti il rischio è che fra qualche anno si producano poche scarpe belle. Io stesso cominciai da calzolaio, ma oggi vogliono tutti essere designer. C’è troppa comunicazione e poco manifatturiero».
Forse la sfida del nuovo millennio sta proprio nel guardare all’indietro, e far rivivere l’immensa ricchezza dell’artigianalità che sta alle nostre spalle, servendoci delle incessanti innovazioni tecnologiche: unire l’eccelsa artigianalità alla produzione industriale grazie alla modernità, per riuscire a ottimizzare la meravigliosa sapienza proveniente dalla vecchia bottega del calzolaio.
Giulia Virzì
Posted on March 23, 2012 by vir655321
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